Scalabilità nella ristorazione: soluzione o problema?

scalabilità

Negli ultimi anni, il termine scalabilità è diventato una sorta di mantra per il settore della ristorazione. Catene di ristoranti, ghost restaurant, dark kitchen: il mercato sembra premiare modelli capaci di espandersi rapidamente e replicare format collaudati. Ma dietro questa apparente soluzione ideale, si nascondono criticità profonde che meritano una riflessione più attenta.

Cos’è davvero la scalabilità?

Quando parliamo di scalabilità nella ristorazione, ci riferiamo essenzialmente alla capacità di un’attività di essere replicabile in modo standardizzato, consentendo l’espansione rapida del business a livello locale, nazionale o internazionale. È un approccio che punta sull’efficienza operativa, sulla razionalizzazione dei costi e sulla standardizzazione dell’offerta, al fine di attirare investitori interessati a business replicabili e facilmente controllabili.

I vantaggi apparenti della scalabilità

Sulla carta, i vantaggi sembrano evidenti:

  • Ottimizzazione delle risorse: acquisti centralizzati, riduzione degli sprechi e gestione più efficiente dei costi.
  • Replicabilità rapida: permette di espandersi rapidamente fidelizzando clienti che trovano ovunque la stessa esperienza.
  • Attrattività finanziaria: un modello scalabile è appetibile per fondi e investitori, perché offre prevedibilità e chiarezza numerica.

Ma è davvero tutto oro quello che luccica?

La scalabilità e la perdita di identità

Il primo problema emerge proprio nel cuore stesso del concetto di scalabilità: la replicabilità. Nella ristorazione, la differenza tra successo e fallimento risiede spesso nella capacità di offrire esperienze autentiche e distintive. E quando si passa alla fase di replicabilità, questa autenticità viene spesso compromessa.

Replicare significa quasi inevitabilmente sacrificare unicità e identità in favore della standardizzazione. Il rischio concreto è quello di offrire un prodotto anonimo e facilmente sostituibile, dimenticando che dietro a un ristorante c’è sempre una storia personale, un luogo, un’identità precisa.

Branding: la vera posta in gioco

Uno dei temi più trascurati nel contesto della scalabilità moderna è il branding, inteso nel suo senso autentico. Branding non è un semplice esercizio estetico o una brillante comunicazione sui social media: è costruire, comunicare e mantenere una promessa distintiva, autentica e credibile verso i clienti.

Oggi assistiamo troppo spesso a un branding superficiale, creato solo per attrarre rapidamente investitori, dove prevale la forma a discapito della sostanza. Nel lungo periodo, però, un brand privo di una solida base di autenticità mostra inevitabilmente le proprie fragilità.

Un brand vero deve essere capace di comunicare:

  • Una narrazione reale e coerente: la storia dietro ogni esperienza deve essere tangibile e autentica.
  • Esperienze emotive positive: replicabili, sì, ma non banalizzate; capaci di fidelizzare realmente il cliente.
  • Coerenza nei valori: ogni scelta, dalle risorse umane agli ingredienti, deve rispettare una filosofia aziendale ben definita e mantenuta nel tempo.

Perché al cliente sembra non pensare più nessuno?

Uno dei rischi più evidenti del modello scalabile contemporaneo riguarda proprio il cliente finale. Molti nuovi format nascono con l’unico obiettivo di generare numeri da mostrare agli investitori: KPI, margini, tassi di crescita. Il cliente diventa un’entità astratta, uno strumento necessario solo per raggiungere determinati risultati finanziari.

Questo approccio, apparentemente vincente all’inizio, nel lungo periodo tende inevitabilmente a fallire. La ristorazione è, infatti, un settore basato sull’ospitalità: se il cliente non è realmente al centro del progetto, sarà inevitabilmente portato ad andare altrove.

Il capitale umano dimenticato

Un altro elemento critico, spesso sacrificato sull’altare della scalabilità moderna, è il capitale umano. L’espansione rapida porta inevitabilmente a un aumento del turnover, a una perdita di motivazione e qualità della formazione dello staff, impoverendo l’esperienza complessiva.

Eppure, proprio il personale rappresenta il vero elemento distintivo nella ristorazione, capace di trasmettere valori autentici, qualità e cura verso il cliente. Investire nel personale significa offrire esperienze realmente differenziate e durature nel tempo, ed è la chiave per una scalabilità realmente sostenibile.

Scalabilità ieri e oggi: cosa è cambiato?

Non è sempre stato così: la storia ci insegna che grandi brand, come Ritz, Carlton, Mandarin Oriental o Marriott, sono nati proprio intorno a concetti che oggi chiameremmo scalabili. Tuttavia, dietro quei marchi, non c’erano solo numeri, KPI e margini da mostrare agli investitori. Al centro della loro strategia c’era il benessere reale dei clienti, persone da fidelizzare e conquistare attraverso un’esperienza a tutto tondo.

La stessa filosofia ha permeato per decenni settori come quello bancario, le compagnie aeree e molti altri. Dove è avvenuto allora il cambio di paradigma?

Il vero punto di svolta è stato il momento in cui la finanza, completamente scollegata dalla realtà concreta e quotidiana delle imprese, ha colonizzato il nostro modo di pensare e fare business. Da allora, clienti, servizi e qualità hanno perso importanza, riducendosi a semplici numeri da inserire in una presentazione PowerPoint destinata a qualche fondo d’investimento. Forse il vero problema della scalabilità nella ristorazione contemporanea non risiede tanto nell’idea di espandersi, quanto nella logica perversa che anima questa espansione. Oggi, dietro la parola “scalabilità”, si nasconde un modello di business spesso viziato all’origine, pensato esclusivamente per soddisfare appetiti finanziari immediati, piuttosto che reali esigenze dei clienti.

È innegabile che la strada per la scalabilità sia lastricata di buone intenzioni iniziali—un desiderio di crescita, successo, e replicabilità—ma, come spesso accade, sappiamo bene che la strada per l’inferno è pavimentata proprio di buone intenzioni. Questo perché, nel corso del tempo, anche gli imprenditori più sinceri finiscono inevitabilmente col piegarsi alla logica finanziaria dominante, una logica spesso del tutto svincolata dalla realtà e dal valore umano delle imprese.

Se vogliamo davvero cambiare, o almeno riequilibrare, il futuro della ristorazione scalabile, è necessario tornare a un modello che metta il cliente e il servizio al centro dell’esperienza culinaria. Solo in questo modo la scalabilità può ritornare ad essere uno strumento positivo, anziché diventare una scorciatoia verso il fallimento morale ed economico che vediamo oggi.

In definitiva, forse è arrivato il momento di ripensare radicalmente il concetto stesso di scalabilità, tornando a chiedersi cosa significhi davvero offrire un servizio, creare valore e, soprattutto, costruire relazioni autentiche con le persone. Perché, alla fine, è questo l’unico vero successo sostenibile nel tempo.

Mister Godfrey

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